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*EDIT: finalmente risorgo dal buio ed infinito periodo degli esami. Per prima cosa, concludo questo resoconto malfatto, poi vediamo*

Che io ami Torino, penso sia una cosa assodata.
Che io ami i libri è una dato di fatto.
Uniamo le due cose nellla ventitreesima edizione del Salone del Libro e mi vedrete galleggiare a mezz'aria per i quattro padiglioni del Lingotto per tutti e cinque i giorni della manifestazione. Mi riconoscerete per gli occhi a forma di cuore, il portafoglio vuoto, le braccia cariche di libri e il mio correre come una trottola impazzita tra mille conferenze al giorno.
Amo tutto questo.

Giovedì mi sono fatta un giro fra gli stand e ho fatto un po' di riscaldamento con un paio di incontri: uno dal titolo "Gli indiani, ritratto di un popolo" e la presentazione di un libro dal titolo "Quattro passi nella Terra di Mezzo".
Un inizio soft, insomma. Ho fatto la conoscenza di un piccolo editore palermitano (18:30 edizioni), simpatico e gentile, che ferma d'improvviso me e la mia Compagna di Salone (Luta), ci legge l'incipit di un libro, poi l'inizio di un altro, poi un brano di un terzo. Ne compriamo un po' (sono librini di 30 paginette) e facciamo due chiacchere.
E poi, l'eventone della giornata. Giro per lo stand della Feltrinelli, mi giro e mi trovo davanti Stefano Benni.
Attimo di panico, poi acchiappo al volo "Bar Sport 2000" (poco importa che sia un doppione: qualunque libro di Benni lo sarebbe stato) e lo placco, facendomelo autografare. Nulla di tutto questo sarebbe successo senza il provvidenziale aiuto di Luta, ovviamente: perdo la capacità di parlare, quando incontro i miei scrittori preferiti. Ma, grazie a lei, ora ho il primo libro di Benni che io abbia mai letto (e col quale mi sono innamorata della sua vena di follia) autografato e con un grazioso gattino disegnato al volo da quell'uomo fantastico...

Venerdì la giornata parte malissimo: scendo dalla bici per parcheggiarla e andare a prendere il treno, e cado rovinosamente a terra. Caviglia distorta, visto il persistente dolore a camminare e il gonfiore che la fa assomigliare ad una zampa di elefante. Ma è il secondo giorno di Salone, non posso starmene a casa. Incurante del dolore, scendo a Torino e mi godo una fantastica ora e mezza di Valerio Massimo Manfredi, che mi delizia con tutte le supposizioni mai avanzate riguardo l'ubicazione della tomba di Alessandro Magno. L'amore che provo è indescrivibile.
Segue la presentazione di un'antologia di poesie d'amore (non perchè sia particolamenteamante del genere, ma perchè la presentazione stessa è condotta da Guido Davico Bonino, che è uno degli italianisti più divertenti di sempre).
Concludo in bellezza con un incontro con Dario Fo, che presenta la sua "Bibbia dei villani" e recita un brano presente nel libro: i miei primi dieci minuti di Gramelot dal vivo. Ha una presenza scenica fantastica, e, nemmeno a dirlo, lo amo tantissimo.

Sabato parto con De Magistris, Beha, Mascia e Massimo Fini: "L'Italia s'è persa. Cittadini, politica e giustizia". La cosa spledida è che sembrava che mi stessero leggendo nel cervello: non ho avuto domande da fare alla fine perchè avevano già detto tutto quello a cui potevo aver pensato. Non aggiungo altro, perchè sarebbero parole inutili.
Segue un incontro su un progetto per le scuole di montagna (non starò ad annoiarvi in merito, davvero XD), davvero interessante, per chi lavora nell'ambito; dopodichè fuggo a casa: la folla del sabato è troppa, ed io non ho motivi per restare (questo si spiega perchè i posti per la presentazione di "Ad personam" sono esauriti... -.-'')

Domenica è, come sempre, la giornata in cui ci sarebbero milioni di cose da fare, ma non essendo ancora fornita del dono dell'ubiquità, mi devo accontentare...
Quindi, conferenzina sul cinema di Tim Burton, puntatina veloce per la presentazione de "La cucina di Amélie", una bella oretta di letture di testi dell'epica indiana e poi due ore fantastiche con Corona e De Luca, conferenza dal titolo "Le memorie della montagna". Epic Win di Corona con queste frasi:
"Non dobbiamo tagliare il tonno con un grissino. Stai tre giorni senza mangiare e vedi che poi mangi il tonno e anche la scatola!".
"Non è che la montagna è maestra di vita: se uno è coglione, rimane coglione".
"Non scimmiottate i modificati: restate l'albero che siete".
Ed Epic Win di De Luca quando dice che "La scalata mi riporta ad essere l'essere strisciente che siamo stati in passato. Mi piace la scalata perchè non serve a niente".

Lunedì, infine. Poche cose, come sempre. Sembra che il lunedì nessuno abbia voglia di tenere conferenze interessanti. Bah.
Comunque. Un'oretta spesa bene a farsi raccontare di come sia evoluta la letterattura indiana nel tempo, due parole per presentare alcune guide di itinerari turistici in Piemonte e si conclude con la presentazione di un paio di libri che trattanto l'argomento del giardino in modo un po' diverso dal solito trattato di agronomia. "Le piante sono persone serie", afferma Ernesto Ferrero. Ed io mi sento in dovere di ringraziarlo per lo splendido Salone di quest'anno.


Libri comprati:
Amélie Nothomb, "Attentato", "Le Catilinarie" e "Antichrista".
Chuck Palaniuk, "Soffocare" e "Gang Bang".
Mauro Corona: "Storia di Neve".
Erri De Luca: "Sulla traccia di Nives".

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