lafataverde: (brancaleone)
[personal profile] lafataverde
Titolo: La guerra delle torte di fango
Fandom: original
Rating: G
Word count (Fiumidiparole): 3210
Note: per la
COW-T di Maridichallenge, prima settimana, missione #1: guerra (team Cavalieri \o/)

“La Principessa Pauline si prepara. Lucertolo e Racchietta l'aiutano a mettere il vestito e le sistemano la corona. Lei si guarda allo specchio: è bellissima. I capelli sono lunghi e neri, la pelle bianca.

Siamo pronti, Serpillo?, chiede la Principessa Pauline.

Sssì, Principessssa, è tutto pronto, potete ssscendere!

La Principessa Pauline scende la luuuunga scalinata, con il suo abito rosso fiamma che fri... che frus... che le sventola attorno. I suoi sudditi sono in trepida attesa di vederla, è tutto un trepitìo.

Serpillo la annuncia: Sssua Maestà la Principessssa Pauline!

La Principessa Pauline resta in silenzio, sorridente, fra i suoi sudditi. Aspetta il grido di gioia”.

Silenzio.

“Aspetta il grido di gioia”.

Silenzio profondissimo, se si esclude la vecchia radio che gracchia in salotto.

“Ho detto: aspetta il grido di gioia!”, strilla Pauline.

E subito dopo strilla la Mamma: “Pauline! Non gridare così!””.

Pauline sbuffa, e si lascia cadere sul letto.

“Principessssa, cosss'è sssuccessso?”, sibila Serpillo, raggomitolandosi vicino a lei.

“La Mamma”, grugnisce Pauline attraverso i cuscini.

Serpillo si acciglia: “Vi ha di nuovo sssgridata per colpa nossstra?”.

“Mi ha sgridata perchè ho strillato”, mugugna Pauline, “E io ho strillato perchè gli altri non hanno gridato di gioia. Serpillo, perchè non hanno gridato di gioia?”.

Serpillo si agita un po', e, nervosamente, risponde: “Vedete, Maessstà... I Vossstri sssudditi sssono un po' nervosssi, ultimamente, e...”.

“Ma dovevano gridare!”, esclama Pauline. Si alza a sedere sul letto e punta un dito paffuto contro Serpillo: “Io scendo dalla scalinata e loro gridano: yeee!”, strilla. Poi si copre subito la bocca con la mano, ma è troppo tardi: la Mamma arriva di gran carriera, e Serpillo scivola via.

“Pauline, insomma!”, la sgrida la Mamma, mentre appare sulla porta della stanza da letto, “Quante volte ti ho detto di non gridare? Con chi stavi parlando?”.

Pauline si rabbuia, mette il broncio e non risponde.

La Mamma sospira: “Pauline, ancora con queste sciocchezze?”.

“Non sono sciocchezze”, brontola Pauline, “Sono i miei sudditi, e non stavano gridando di gioia”.

“Pauline...”, la ammonisce la Mamma, “Devi smettere di parlare coi tuoi... sudditi. Su, coraggio, sistemati i capelli, che fra poco arriva Jeanne-Rosette”.

Pauline spalanca gli occhi, incredula, con una smorfia: “Perchè?”, chiede, e nella sua domanda c'è tutta la disperazione che una bambina di sei anni può contenere dentro di sé.

“Perchè ho invitato la sua mamma a prendere un tè, e Jeanne-Rosette viene con lei, così potete giocare un po' assieme”, spiega la Mamma, paziente, “Non ti fa bene stare sempre da sola”.

“Ma a me non piace giocare con Jeanne-Rosette. A me non piace proprio Jeanne-Rosette. Voglio stare qua e giocare da sola”, si intestardisce Pauline.

La Mamma aggrotta le sopracciglia, preoccupata, ma non cede: lega i capelli a Pauline, le sistema il vestito e la fa sedere a forza sul divano del salotto, tenendola buona con un pasticcino alla crema.

Quando madre e figlia varcano la porta, Pauline ha un gemito di repulsione: lo stesso vestito a fiori, la stessa pettinatura boccolosa, lo stesso sorriso smagliante. Pauline cerca di scappare, scivolando col sedere giù dal divano, ma la mamma le lancia un'occhiataccia, ed è costretta a fermare la ritirata.

“Yvette, ma sei meravigliosa!”, trilla la Mamma, andando incontro all'amica.

Oh, Emma”, sorride l'altra, “Lo so”. Poi sembra ricordarsi delle buone maniere, e aggiunge: “E anche tu, tesoro”. La mamma di Jeanne-Rosette non è cattiva: il suo problema è che vive un po' sulle nuvole.

La Mamma si rivolge al piccolo clone: “Jeanne-Rosette, come stai bene con quel vestito!”.

La bambina, sempre sorridendo, accenna un inchino: “Grazie, madame”, e la Mamma va in deliquio.

“Venite, accomodatevi”, le esorta, e le due si siedono con eleganza sul divano.

Ciao, Pauline”, la saluta la madre di Jeanne-Rosette. “Ciao, Pauline”, la saluta Jeanne-Rosette. Contemporaneamente.

“Ciao”, mugugna Pauline, e torna a concentrarsi sul biscotto che tiene in mano.

“Pauline, perchè tu e Jeanne-Rosette non andate un po' in cortile a giocare”: quella della Mamma non è una domanda, è un'affermazione incontestabile. Così Pauline afferra un altro biscotto, lo infila in tasca ed esce a passi pesanti, senza dire una parola, seguita da Jeanne-Rosette, che saltella, leggera e sorridente.

Pauline si dirige a passo spedito verso la panchina sotto il pergolato, e vi si lascia cadere senza grazia. Jeanne-Rosette si siede di fianco a lei, sistemandosi con cura il vestito.

Per diversi minuti restano così, senza parlarsi e senza guardarsi. Jeanne-Rosette sorride ai fiori, Pauline mugugna a Serpillo, che è di nuovo apparso vicino a lei: “Principessssa, non ssstate bene?”.

“Per niente, Serpillo. La vedi quella?”, risponde Pauline, indicano Jeanne-Rosette con un cenno impercettibile.

Serpillo si allunga verso Jeanne-Rosette e la scruta con attenzione: “La vedo, Maessstà. Vi importuna, forssse?”.

“Già”, è la laconica risposta, “Non la sopporto”.

“Come hai detto?”, la interrompe Jeanne-Rosette, “Non ho capito una parola. Parla più forte, per favore”.

Pauline borbotta qualcosa in risposta, e Jeanne-Rosette decide che quello è un modo come un altro per cominciare un discorso. Non avendo capito cosa Pauline abbia detto, e ricordando che sua madre le ha sempre detto che chiedere di ripetere non è buona educazione, pensa bene di parlare di ciò che più le aggrada: “Pauline, perchè non sorridi mai?”, è la spiazzante domanda di Jeanne-Rosette.

Pauline la guarda perplessa: “Non è vero che non sorrido mai”.

“Sì, invece. Non ti ho mai vista sorridere”, replica Jeanne-Rosette.

“Ma io sorrido. Solo che lo faccio quando non mi vedi”.

Jeanne-Rosette non sembra affatto convinta, e prosegue con quello che si rivela essere un monologo: “La mia mamma dice sempre che sorridere è importante, perchè le bambine che sorridono sono belle, e le bambine belle restano belle anche quando diventano grandi, infatti lei da bambina sorrideva sempre ed era una bella bambina, e adesso è bella anche se è più vecchia”. Jeanne-Rosette conclude molto soddisfatta e sempre sorridente.

Pauline ci pensa su un momento, e poi lancia la contromossa: “La Mamma non sorride tanto come la tua, però è bella lo stesso”.

“Beh, si vede che ha sorriso tanto quando era bambina ed è bastato”. Niente da fare, la logica di Jeanne-Rosette è stringente. Ma non si accontenta, e va avanti: “Tu invece non sorridi mai, e infatti sei una bambina brutta”.

Una frase del genere avrebbe effetti devastanti se rivolta da una quindicenne ad un'altra quindicenne. Ma Pauline e Jeanne-Rosette hanno dodici anni in tutto, di conseguenza la risposta non è una sequela di insulti, bensì un semplice, seppure un po' imbronciato: “Io non sono brutta”.

Bisogna essere onesti, e considerare che Pauline, in effetti, non è una bella bambina in senso assoluto: è bassina, un po' cicciottella, ha troppe sopracciglia. Jeanne-Rosette, di contro, è proprio bella: magrolina, biondissima, con la pelle chiara. La classica bambolina, insomma.

“Io non sono brutta,”, risponde quindi Pauline.

“Beh, sì che lo sei! Perchè non sorridi mai! La mia mamma dice sempre che le bambine che sorridono sono come le principesse delle favole, e le bambine che non sorridono mai sono come le streghe cattive, brutte e imbronciate”. Lo dice con allegria. Non è sua intenzione ferire Pauline: fa solo una constatazione. Insomma, Jeanne-Rosette non è una bambina cattiva, è solo sciocca.

A questo punto, però, Pauline si inalbera: passi sentirsi dire di essere brutta, ma una strega proprio no!

“Io non sono una strega: io sono una principessa”, replica, decisa.

Jeanne-Rosette scoppia in una risata argentina: “Tu una principessa? Ma Pauline, sei troppo brutta per essere una principessa!”.

“Ma io lo sono!”. Ora Pauline è arrabbiata sul serio: “Ho un castello, e un sacco di sudditi! Chiedilo a Serpillo, se non ci credi!”.

“Serpillo? E chi è?”. Jeanne-Rosette continua a ridere, mentre lo chiede.

“È il mio Primo Ministro”, replica Pauline, “È proprio qui: chiedilo a lui se sono o no una principessa!”.

“È verisssimo: la Principessssa Pauline è la nossstra sssovrana amatisssima”, conferma Serpillo, annuendo vigorosamente.

“Ecco, hai visto? E puoi chiedere anche agli altri miei sudditi. Sono tanti. Almeno undici”. Pauline è fiera del suo popolo. Ma Jeanne-Rosette sembra sinceramente stupita: “E dove sarebbero?”.

“Non ci vedi? Sono tutti qui!”, esclama Pauline, e li indica uno ad uno: “Topolo, Lucertolo, Racchietta, Pobella...”.

Jeanne-Rosette sogghigna, in modo per niente simpatico e la interrompe: “Sei matta? Qui non c'è nessuno!”.

“Certo che c'è qualcuno: ci sono i Mostrilli, che sono i miei sudditi!”, si intestardisce Pauline, mentre i Mostrilli in questione cominciano a rumoreggiare.

Ma Jeanne-Rosette pare non vederli: “Stai dicendo un sacco di bugie: tu non sei una principessa, e lì non c'è proprio nessuno. Io invece sì che sono una principessa”.

Pauline si sente ferita nel profondo. Non sa cosa rispondere, e rimane imbarazzata a fissarsi la punta delle scarpe. I suoi pensieri corrono veloci: ma come? Lei ha impegato anni per trovare qualcuno che la nominasse principessa, e Jeanne-Rosette può deciderlo da sola, di punto in bianco? Forse è vero che è troppo brutta per essere una principessa. Però ha dei sudditi, qualcosa vorrà pur dire! Ma Jeanne-Rosette sembra non vederli, quindi non possono confermare la sua regalità. Che brutta situazione! Pauline non sa proprio come uscire da questo impasse. Sta per cedere, rinunciando alla sua posizione e dandola vinta a Jeanne-Rosette, quando, per fortuna, Serpillo le sibila all'orecchio una soluzione fantastica: “Maessstà, Fior Di Fango!”, le dice soltanto, ma il suggerimento arriva a destinazione. Pauline pensa di essere molto fortunata ad avere un Primo Ministro così in gamba. Per modo di dire, ovviamente: Serpillo è pur sempre un serpente.

Il piano per la vittoria è ben congeniato, e, con rinnovata sicurezza, Pauline incrocia decisa le braccia ed esclama: “Beh, io sono una principessa e tu dici che lo sei anche tu. Ma questo giardino è troppo piccolo per due principesse. Quindi ti dichiaro guerra!”. I Mostrilli attorno a lei la acclamano, e Serpillo sibila: “Maessstà, sssiamo felicisssimi: era un sssacco di tempo che desssideravamo combattere per Voi, il popolo sssi ssstava annoiando”.

Pauline sorride appena appena, ma è felice.

Intanto, Jeanne-Rosette si è alzata e la sta squadrando dall'alto in basso: “Mi dichiari guerra? Accetto! Così ti dimostrerò chi di noi è la vera principessa!”.

Anche Pauline si alza: ora chi tutti i suoi sudditi sono lì con lei, si sente più al sicuro. “Guerra sia! Arma o campo?”, chiede Pauline, trasformatasi in condottiera.

Jeanne-Rosette non capisce, e la guarda perplessa: “In che senso?”.

Pauline sbuffa, ma è contenta di saperne più dell'avversaria: “Quando qualcuno dichiara guerra a qualcun altro, lascia sempre decidere l'arma o il campo. Per educazione. Come quando i principi si sfidano a duello: un principe arriva, schiaffeggia l'altro e poi gli chiede se vuole scegliere l'arma o il posto. Di solito l'altro sceglie la pistola, e poi perde”.

“Oh”, commenta Jeanne-Rosette. Ci pensa su un momento e poi chiede: “Quindi chi sceglie l'arma, perde sempre?”.

“Quasi sempre”, dichiara Pauline.

“Allora scelgo il campo”, decide Jeanne-Rosette. Si guarda intorno e individua una porzione di giardino su cui si affaccia la finestra del salotto. Non è entusiasta della dichiarazione di guerra: almeno, combattendo lì sotto, c'è più probabilità che una delle mamme le veda, se le cose dovessero mettersi male. “Là”, indica. È certa di aver deciso bene.

Le due avversarie si spostano sul prato, e si tengono a distanza, scrutandosi. Jeanne-Rosette è piuttosto nervosa, e, nota Pauline, non sorride più, quando chiede: “E adesso?”.

“Adesso io scelgo l'arma, poi contiamo fino a tre e cominciamo a combattere”. Pauline fa l'occhiolino a Serpillo, che si volta verso Lilina e annuisce.

“Voglio combattere con...”, Pauline finge di pensarci su, grattandosi la testa.

Lilina allora si gira verso Racchietta e fa un cenno.

Racchietta allora guarda Robetta e batte le mani.

Robetta allora si gira verso Topolo e gli tira piano la coda. Topolo allora... e così via, fino a Ciamatta, che fa schioccare la lingua tre volte, e appare Fior Di Fango.

Quando Pauline lo vede, sgancia la bomba: “Voglio combattere con le torte di fango!”, esclama.

Jeanne-Rosette non è sicura di aver capito bene: “Con... cosa?”.

“Con le torte di fango! Adesso ti spiego”, dice Pauline, “Si fa un mucchietto di fango e poi si mettono sopra i fiori, però bene. Alla fine, vince chi ha fatto la torta più bella”. Pauline non rivela la parte più divertente della faccenda, perchè sa che altrimenti Jeanne-Rosette non accetterebbe.

Jeanne-Rosette si rasserena: le piace giocare con i fiori, e poi sarà sicuramente più brava di Pauline nello sceglierli dei colori più belli e nel disporli meglio: “Cominciamo!”, esclama.

Le bambine prendono un secchiello d'acqua, impastano un po' la terra e fanno due mucchietti di fango grandi uguali: “Perchè se uno è più grando, ci vuole più tempo a decorarlo, e non è valido”, spiega Pauline. Quando è tutto pronto, fanno insieme il conto alla rovescia e, al “via”, corrono a raccogliere i fiori.

Pauline raccoglie tante pratoline, un paio di violette, un solo fiore di pesco e comincia a sistemare il tutto sulla sua tortina di fango. Ogni tanto lancia un'occhiata a Jeanne-Rosette: ha raccolto un sacco di fiori diversi e coloratissimi, e ora sta assemblando una torta di fango davvero bella. Senza smettere di decorare la sua torta, Pauline complotta con Fior Di Fango, tenendo la voce bassa per non farsi sentire. Intanto, i Mostrilli hanno fatto tante palline di fango molliccio, e non vedono l'ora di cominciare.

“Fior Di Fango, sei l'unico che può farmi vincere”.

“Contate su di me, Maestà. I Vostri sudditi hanno preparato tutto, siamo pronti a combattere. Aspettiamo un Vostro segnale”, risponde Fior Di Fango, prima di unirsi ai Mostrilli e dare ordini a destra e a sinistra.

Pauline guarda ancora verso Jeanne-Rosette: sta quasi finendo i fiori che ha raccolto, non si può più aspettare.

“Jeanne-Rosette”, la chiama.

“Che c'è?”. La risposta non è delle più garbate, ma in guerra tutto è lecito.

“Mi sono dimenticata di dirti un pezzo delle regole”.

“E cioè?”, Jeanne-Rosette alza la testa dalla sua torta giusto in tempo per veder atterrare di fianco a sé una palla di fango. Spaventata, si sposta di lato: “Ma cosa fai?”, strilla a Pauline.

“È la parte divertente delle regole: si può colpire l'avversario con delle bombe per disturbarlo”, ride Pauline, lanciando un'altra granata fangosa in direzione di Jeanne-Rosette.

“Ma non l'avevi detto!”, strilla di nuovo quest'ultima, “Così mi sporcherò il vestito! E i capelli!”.

“Le principesse non sono sempre pulite: quando fanno la guerra, si sporcano anche loro”, dichiara Pauline, prima di gridare: “Mostrilli, alla battaglia!”.

Jeanne-Rosette non sa spiegare come sia possibile, ma sembra che Pauline abbia dieci mani, tante sono le bombe di fango che cominciano a volare attorno a lei. Quando la prima la colpisce, smette di farsi domande, raccoglie una manciata di fango e la lancia verso Pauline.

Le bambine ingaggiano una delle battaglie di fango più cruente della storia. Jeanne-Rosette si dimena e corre scompostamente, nel vano tentativo di non sporcarsi, e lancia poche bombe di fango verso l'avversaria. Pauline, invece, non si interessa minimamente del vestito o dei capelli, e, aiutata dai Mostrilli e da Fior Di Fango, costringe ben presto Jeanne-Rosette alla resa: la bambina, infatti, dopo pochi minuti è stremata, e si rifugia sotto la finestra del salotto: “Se non la smetti, lo dico alla mamma!”, minaccia Pauline.

Se è nei momenti difficili che si vede la vera regalità, certamente Jeanne-Rosette non si sta comportando come una principessa dovrebbe. Pauline la guarda con superiorità: “Ti arrendi?”, chiede.

Ma Jeanne-Rosette non vuole mollare: “Certo che no! Ma così non è valido, dobbiamo fare una guerra diversa!”.

“La guerra che stiamo facendo è questa: ti arrendi?”, chiede di nuovo Pauline, “Se ti arrendi, ti lascio stare, e io vinco”.

“No! Non vinci tu! Sono io la principessa!”, strilla Jeanne-Rosette, sull'orlo dell'isteria.

Allora Pauline, implacabile, alza un braccio: “Fior Di Fango, al mio segnale!”.

“Sono pronto, Maestà!”.

“Ora!”, grida Pauline, abbassando di scatto il braccio.

Jeanne-Rosette non è in grado di dire di cosa si sia trattato. La cosa più probabile è che la paura del momento abbia ingigantito la realtà: più che averle lanciato una manciata di fango un po' più grande delle altre, Pauline non può aver fatto. Eppure è pronta a giurare di aver visto uno spaventapasseri e una selva di animaletti bruttini azionare una catapulta e spalmarle addosso un secchio di melma fangosa.

Per sua fortuna, al suo strillo di aiuto escono fuori le mamme: “Cosa sta succedendo, qui?”, chiede la Mamma. Poi nota il vestito di Jeanne-Rosette: “Pauline! Che cos'hai combinato?”.

“Stavamo giocando alle torte di fango e ho sporcato un po' il vestito di Jeanne-Rosette, ma non l'ho fatto apposta, e lei si è messa a strillare”, risponde Pauline, candidamente.

“L'hai sporcato un po', Pauline?”, la rimprovera la Mamma, “Guarda in che condizioni è!”.

In effetti, il vestito di Jeanne-Rosette è parecchio sporco, ma la sua mamma sembra non farci troppo caso: “Oh, Emma, non importa”, la rassicura, “Pauline gioca spesso all'aperto, e guarda il suo vestito: è intonso. Jeanne-Rosette non gioca mai in giardino, non è abituata a fare attenzione a non sporcarsi”. La mamma di Jeanne-Rosette si sta dimostrando piuttosto ragionevole, ed è un avvenimento raro: la Mamma preferisce non dire niente, per non rovinare il momento, ma pensa a quante volte Pauline rientra in casa sporca dalla testa ai piedi.

Jeanne-Rosette non sembra d'accordo con questa versione dei fatti: “Non è vero, bugiarda!”, esplode, “L'hai fatto apposta, mi hai sporcata tutta solo perchè ti ho detto che sei brutta! Vero che è brutta, mamma? Perchè non sorride mai, come dici tu!”.

La mamma di Jeanne-Rosette, invece di confermare, la sgrida: “Jeanne-Rosette! Non si dice alle persone se sono brutte, è maleducazione! Chiedi scusa a Pauline!”.

Ma Pauline, ora che ha vinto, è impregnata di regalità: “Non importa, Jeanne-Rosette ha ragione: non sono bella come lei. Devo sorridere di più, così da grande divento bella come la mia Mamma”, dice, e poi si apre in un gran sorriso, “Mi dispiace di averti sporcato il vestito, Jeanne-Rosette, non volevo”, aggiunge. La Mamma sorride, e sorride anche la mamma di Jeanne-Rosette: “Ecco, hai sentito, Jeanne-Rosette? Com'è educata e gentile, Pauline. Ti chiede scusa anche se non l'ha fatto apposta, e ti scusa anche se le hai detto una cattiveria. Dovresti imparare da lei”, le dice. Poi si rivolge alla Mamma: “Scusaci, Emma, ora dobbiamo proprio andare”.

“Ma certo, Yvette, vi accompagno”.

Mentre escono, Pauline le saluta con gentilezza e un accenno di inchino. La Mamma la guarda stupita, ma non dice niente: sa benissimo che Pauline l'ha fatto molto più che non apposta ad ingaggiare una battaglia di fango, ma, in fondo, si è scusata, quindi va bene così. Decide di non indagare oltre: “Pauline, rientri in casa o giochi ancora un po' fuori?”, le chiede soltanto.

“Sto ancora un po', Mamma. Devo fare una cosa”.

La Mamma sorride, rientra in casa e sbircia Pauline dalla finestra del salotto: la vede parlare al vuoto, rispondendo ad una qualche domanda. Poi, per una decina di volte, compie un movimento come se stesse stringendo una mano. Infine, la vede voltarsi verso il prato del vicino e salutare qualcuno a grandi gesti. La Mamma lancia un'occhiata, ma, naturalmente, non c'è nessuno. A meno che Pauline non stia salutando il grande spaventapasseri in mezzo al campo, insomma.

Poi Pauline rientra in casa, felice, chiacchierando a mezza voce con Serpillo. La sera stessa, nel suo castello compare una targa in ottone, con scritte la data e una frase: 'La guerra delle torte di fango l'ha vinta la principessa Pauline, grazie ai Mostrilli e a Fior Di Fango. La principessa Pauline non è ancora bellissima, ma da grande vuole esserlo, così può continuare ad essere una principessa. Per questo, da oggi sorride di più'.

E lo fa davvero. La Mamma è tanto contenta di non vederla sempre imbronciata che smette anche di sgridarla quando parla con i suoi sudditi. E non lo dirà mai a nessuno, ma ogni tanto coglie un movimento vicino ai piedi di Pauline, e non può fare a meno di pensare che, forse, i Mostrilli ci sono davvero.

From:
Anonymous( )Anonymous This account has disabled anonymous posting.
OpenID( )OpenID You can comment on this post while signed in with an account from many other sites, once you have confirmed your email address. Sign in using OpenID.
User
Account name:
Password:
If you don't have an account you can create one now.
Subject:
HTML doesn't work in the subject.

Message:

 
Notice: This account is set to log the IP addresses of everyone who comments.
Links will be displayed as unclickable URLs to help prevent spam.

Profile

lafataverde: (Default)
lafataverde

February 2013

S M T W T F S
     12
34 56789
10111213141516
17181920212223
2425262728  

Most Popular Tags

Style Credit

Expand Cut Tags

No cut tags
Page generated Sep. 24th, 2017 05:42 pm
Powered by Dreamwidth Studios